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UNO STRADIVARI PER LA GENTE

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La città già tace. Un marciapiede come tutti gli altri obbliga i passi di qualcuno che, stasera, sa dove andare: ha un appuntamento con la Storia. Non una storia passata finita, messa in una teca da museo, ma un autentico pezzo di storia, sempre teso, impaziente di vibrare. L’ingresso del Cartoline club accoglie come un antro magico: ognuno ci trovi quello che vuole! Ci inghiotte, la città non esiste più e anche il marciapiede si dev’essere riassorbito. Per un’ora o due, saremo tutti funamboli. Una manciata di corde dirigerà i nostri passi, all’indietro, indietro nel tempo, fino a farci incontrare Bach, Ravel, Paradisi Handel . Tutto comincia nel buio nero, nel nero guantato che porge alla luce sia pure discreta del riflettore Sua maestà Il violino, uno Stradivari Omobono del tardo Settecento. Il musicista prende posizione intorno a esso e se ne fa strumento. Il violoncello accompagna, talora provoca, spinge oltre, talaltra custodisce. Ed è un andare in punta di piedi.

Ed è solo musica.

Ma è musica che seduce avvolge e trascina nella Storia, la storia maiuscola e tutte le minuscole storie di chi ha disegnato costruito levigato scritto composto e mille e mille volte ascoltato, al cospetto di quel breve pezzo di legno, sempre lo stesso da trecento anni. Non è più lui a raccontare, con la sua voce dolce sottile ora allegra ora severa: è tutto un vociare e un vibrare di emozioni eterne, sempre le stesse, mai uguali.

E noi strumenti in punta di archetto.

Articolo di Rossella Bruno

Foto di Marco Costantino